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Farmer's Market Corviale: “Se ci mandano in strada è la fine”

Gli operatori del Farmer's Market di Corviale, disposti a finanziare la sistemazione del mercato, bocciano la proposta di un trasferimento in piazza: "Siamo produttori e non ambulanti, non siamo attrezzati"

La proposta di spostare i 22 produttori che operano all’interno del Farmer’s Market di Corviale, in una piazza vicina alla sede del mercato, non piace. Diciamo meglio, non sembra praticabile. Il trasferimento rischia infatti d’impattare profondamente sul piano degli investimenti da realizzare. E dovendo spendere dei soldi, gli operatori del Farmer’s Market, preferiscono utilizzarli per mettere a posto la struttura.

PRODUTTORI NON AMBULANTI - L’ultimo incontro svoltosi presso l’assessorato al Commercio, lo scorso martedì 12 maggio, ha chiarito ancora meglio i termini della questione. “Ci verrebbe assegnata una piazza, a 200 metri dalla sede del mercato – ci spiega Massimo Bistacchia, un produttore romano – il punto è che però noi non siamo degli ambulanti: noi siamo dei produttori. Infatti vendiamo solo il sabato e la domenica perché durante il resto della settimana, siamo in azienda a produrre”. Non è una questione di poco conto, quella che viene sollevata. “Noi solitamente facciamo una vendita diretta e quindi non siamo attrezzati: non possiamo spendere 100mila euro per un furgone frigo da tenere solo per qualche mese”.

TEMPI INCERTI - L’incognita che come una spada di Damocle pende su questi produttori, è legata essenzialmente alla tempistica. “Con la determina di sgombero, non sono individuate delle risorse per procedere alla sistemazione del mercato. Che poi si tratta di due fioriere che sono sul tetto e che sono state realizzate male. Senza stanziamento, i tempi si allungano”. E le conseguenze potrebbero essere drammatiche. Cosa fare dunque? “La nostra proposta è duplice: finanziare noi le riparazioni. E farle mentre noi restiamo dentro”.

LE PROPOSTE SUL PIATTO - L’idea non è stata avanzata per la prima volta. “Noi è due anni che sottolineamo che ci sono questi problemi. Abbiamo assisitito ad un lassismo istituzionale” sottolinea il produttore. Tuttavia si può ancora salvare capra e cavoli. “La struttura è fatta ad ‘U’. I lavori potrebbero essere eseguiti su un settore,  lasciandoci ugualmente all’inerno del mercato. Siamo sottodimensionati come numero di aziende, lo spazio per farlo c’è. E per quanto rigaurda l’antincendio, che c’è ma non è aggiornato, si può procedere in parallelo –osserva Bistacchia che conclude – ma quando mai è successo che, per aggiornare un antincendio di un edificio pubblico, come ad esempio una scuola, si decide di chiuderla?”.

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