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La spiaggia sul Tevere resta solo una promessa: da Raggi e M5s silenzio sulla mancata apertura

Slittata l'apertura per il 29 giugno la banchina non è stata ancora attrezzata. In assenza di comunicazioni istituzionali e di bandi,il futuro della spiaggia di ponte Marconi si tinge di giallo

A Marconi hanno fatto la loro comparsa lettini, sdraio ed ombrelloni. Si trovano su un marciapiede, sul lato della strada che porta verso la via del Mare. E non c'entrano nulla con l'attesa spiaggia che, a dicembre, era stata annunciata sotto ponte Marconi. A dispetto di quanto la Sindaca si era affrettata a dichiarare, la banchina sul Tevere non è stata ancora attrezzata.

Il silenzio delle istituzioni

Le informazioni sono lacunose. La comunicazione capitolina, da mesi si è trincerata dietro il muro di gomma degli uffici stampa. Impossibile penetrarvi per scoprire cosa l'amministrazione ha in serbo per la banchina sul Tevere. Vale la pena sottolineare che l'area rientra nel territorio del Municipio VIII. E' quello che per oltre un anno ha vissuto il commissariamento della Sindaca. Niente ente di prossimità quindi. In attesa che si insedi il nuovo consiglio municipale, non ci sono fonti istituzionali disposte a spiegare quali siano i futuri progetti nell'area.

Il sopralluogo e l'apertura sfumata

L'unica apertura si è registrata nei confronti dei comitati di quartiere. Sono stati invitati a partecipare ad un sopralluogo con il referente dell'Ufficio Tevere. In quell'occasione, hanno registrato la promessa di un'apertura prevista per il 29 giugno. "Non abbiamo avuto nessun riscontro successivo" spiega Salvatore Serra, portavoce della pagina facebook dedicata al Comitato di Quartiere di Marconi

Il giallo estivo

Lunedì 2 luglio e martedì 3 luglio qualche operaio è stato avvistato in zona. E' stata rimossa la residua vegetazione ripariale ed ora l'area si presenta come una distesa brulla. E' presente anche  una recinzione provvisoria, realizzata con i tondini di ferro ed un nastro colorato. Non è chiaro se servirà a delimitare i 10mila metri quadrati che la sindaca voleva "restiuire ai romani", con tanto di spiaggia, campi sportivi ed imprecisati "percorsi interni". Ma a ben vedere non è l'unico interrogativo che l'operazione suscita. La prima questione è relativa ai fondi che si stanno utilizzando. Sono del Campidoglio? La seconda riguarda la gestione delle strutture: nella felice ipotesi che siano effettivamente realizzate, chi provvederà  poi a regolarne la fruizione e la guardiania? Gli interrogativi sul piatto sono tanti. I bandi e gli avvisi pubblici invece latitano. E non è una questione di poco conto per chi voleva trasformare la Capitale nella casa di vetro dei romani

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