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martedì, 21 maggio 18°


LETTORI - Via del fornetto: baraccopoli underground lungo la ferrovia

In via del fornetto, territorio del XV municipio, tra via Majorana e Via Ravizza, esiste una baraccopoli lungo la ferrovia, che lede la sicurezza dei cittadini che abitano i palazzi limitrofi

Paolino
Inserito da Paolino 10 maggio 2012
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La denuncia di un lettore:

"Siamo in zona Ex Purfina, territorio del XV municipio, Via del Fornetto, venendo da Via Quirino Majorana, esiste una baraccopoli underground lungo la ferrovia che porta alla stazione di Roma Trastevere.

I senzatetto, nomadi, extracomunitari, e non so cosa altro, vivono tra la strada e la ferrovia, in parte in un edificio abbandonato raggiungibile attreversando i binari.

Basta soffermarsi all'angolo di Via Ravizza, per assistere non solo ai cassonetti della immondizia continuamente rovistati, ma ad un via vai continuo. Prima c'era un'area di cantiere abbandonato delle FS, è stato messo un cancello, ma la ringhiera che divide il marciapiede malridotto, e la stessa ferrovia veniva facilmente scavalcato, con l'aiuto di pedane di bancali in legno e quantaltro. La ringhiera in questione è stata, forse dalle stesse FS, alzata, ma il problema è rimasto invariato. E' stata poi allungata... il risultato è stato che invece di dissuadere creando solo difficoltà non insormontabili nell'accedere alla area, è stata forzata la serratura del cancello.

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Adesso la Baraccopoli Underground lungo la ferrovia ha quindi anche un... cancello. E le istituzioni cosa fanno ? Metteranno forse un numero civico invece di tutelare la sicurezza dei cittadini che abitano nella zona nei palazzi limitrofi?"

Monteverde
campi nomadi
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3 Commenti

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  • Avatar di Paolino

    Paolino Adesso la notizia è ripresa anche dal Corriere Della Sera http://roma.corriere.it/roma/notizie/cronaca/12_agosto_16/dormitorio-express-favela-trastevere-2 111459164778.shtml

    emarginazione SULLA FERROVIA
    Dormitorio «Express», la favela di Trastevere
    Materassi e cibo recuperato nei cassonetti sotto il ponte della linea per Fiumicino: «Vivere tra i rifiuti è meglio che in Romania

    ROMA - Tre giovani donne sbucano dal boschetto ai margini della circonvallazione Gianicolense e attraversano i binari della linea per Fiumicino. Si trascinano dietro sacchi neri stracolmi di immondizia fetente. Sono curve sotto il peso, incespicano. Il «Leonardo Express» delle 11.38 diretto a Termini - aria condizionata, vagoni moderni, i turisti stranieri incollati ai finestrini per vivere l'emozione dell'ingresso nella Città eterna - appare sfrecciante dopo la curva, poco prima della stazione Trastevere: un salto sulla massicciata e le rovistatrici di spazzatura sono in salvo.

    Se fossero inciampate, ora sarebbero a brandelli. «Look! Incredible!», esclama una ragazza americana indicando l'accampamento sotto il ponte. In questo istante il treno si oscura e passa sotto via Quirino Majorana. È un flash. Eccola, la cartolina di benvenuto a Roma capitale. Dieci materassi - con tanto di reti, lenzuola, cuscini - sono allineati contro il pilone. C'è uno stendino con la biancheria svolazzante. Una padella scrostata su un braciere a due metri dai binari. Generi alimentari putridi, pescati dai cassonetti, spuntano da carrelli della spesa. Pane secco, bottiglie di salsa semivuote, cespi di insalata moscia. E tutt'attorno scarpe, vestiti, mutande. Stracci. Montagne di stracci.

    Benvenuti, dunque, o voi turisti del «Leonardo». Giusto martedì 14 agosto è esplosa la polemica tra la comunità di Sant'Egidio e il Campidoglio sui costi dell'assistenza e i ritardi nell'attuazione del piano nomadi. Già, qualcosa non deve aver funzionato, a guardare il dormitorio «Express» di Trastevere. Secondo Trenitalia, su questa tratta i viaggiatori sono 13 mila al giorno. Resta solo la speranza che nessuno abbia mai la prontezza di scattarla, una foto-ricordo. Per poi allegarla all'album delle «vacanze romane».

    Il giorno dopo, con una certa apprensione, ci torni. Ti avvicini dopo aver trovato il varco nei cespugli grazie alle indicazioni di un abitante della zona («Vada, ma stia attento...»), e improvvisamente la prospettiva cambia. Sopra, al semaforo per via dei Quattro venti, al benzinaio «Agip», c'è la città conosciuta, solita, rassicurante. Quaggiù, nella penombra e in un lezzo che spira a folate, la vita degli invisibili.

    Le tre donne sono di nuovo nella favela sotto il ponte. Stanno selezionando la roba raccattata per strada: radio rotte, bulloni, pezzi di bicicletta, fili elettrici, rame, bottiglie di Coca cola svampata, un panino al prosciutto addentato da chissà quale bambino inappetente e pronto per essere riciclato a cena... Non si vedono maschi zingari nei paraggi. Tiri il fiato: meglio...
    «Ciao!». Ti scambiano per un volontario che le vuole aiutare e ti vengono incontro. Una, col vestito da sera, sarebbe bellissima: occhi grigioverdi e sorriso dolente. É romena, etnia rom, sui 25 anni. Parla bene italiano. «Sono nata a Costanza, sul mar Nero. La conosci? Mio uomo morto in incidente. Beveva molto». E avvicina il pollice alla bocca. Si siede sulla branda lorda e ti invita a fare altrettanto. Rassetta le lenzuola. Grazie.

    «Noi raccogliamo immondizia e vendiamo cartoni, alluminio, ferro, tutto. Mangiamo cibo trovato nei secchi... Non è bello, ma meglio che vivere nel nostro paese. Così mando un poco di soldi ai miei due bambini in Romania». Si alza, il viso le si illumina: con il palmo della mano indica quanto sono alti, i suoi piccoli... Sfreccia un altro «Leonardo Express». Lo spostamento d'aria è micidiale, il fischio assordante: il muso del treno sembra ti stia piombando addosso. Non avete paura? «Quando passiamo sui binari siamo attente». Ma qualcuna di voi ruba nei negozi, nelle case? «No, mai!». Lo dice con improvviso slancio, come sorpresa dalla domanda.
    Poco importa se è vero.

    Adesso la mano per salutare l'allunghi tu. Se questa è la loro vita, anche questa è vita. Domani, quando la polizia verrà a smantellare quest'angolo d'inferno, chissà dove finirà la ragazza dagli occhi acquamarina. Poi pensi: poco più avanti, all'Ostiense, lungo la stessa ferrovia, è stata appena aperta «Eataly», la celebratissima kermesse enogastronomica di cui i romani vanno pazzi. E ci ripensi: no, deve esserci qualcosa che non va, in questa città.

    il 26 agosto del 2012
  • Avatar di Paolino

    Paolino E' passato un mese dalla pubblicazione, e ovviamente nulla è cambiato! Le istituzioni continuano a latitare... povera Italia!

    il 13 giugno del 2012
  • Avatar di Frank SERPICO

    Frank SERPICO Campo nomadi, 20mila euro l'anno a famiglia. Ma l'integrazione è ancora lontana
    Ecco i conti per la gestione dei campi nomadi della Capitale. Solo per quello della Cesarina il Comune ha sborsato milioni in pochi anni, per la vigilanza, i servizi sociali e soprattutto per l'affitto del terreno della Propaganda Fide, la holding del Vaticano, dato in concessione a un privato. Ventimila euro l'anno a famiglia, per abitare in una roulotte. Ma il degrado è sotto gli occhi di tutti, il tasso di scolarizzazione è bassissimo e i nomadi non si sono mai integrati. Dei documenti relativi ai costi degli ultimi anni inoltre nessuno sa nulla
    Giovedì, 10 maggio 2012 - 09:50:00

    di Marcello Viaggio

    Campo nomadi della Cesarina, milioni in fumo in pochi anni. Un campionario vertiginoso di spese. Ben 316.800 euro all’anno solo per la vigilanza, 144mila euro per i servizi sociali. Altri soldi (e tanti) per la scolarizzazione. E soprattutto milioni per pagare l’affitto. Tutto per appena 30-40 famiglie nomadi.

    L’emergenza rom nella capitale è un pozzo senza fondo, non serve a nulla, e costa cara. Dieci milioni, per dire, solo per sistemare La Barbuta. Appena i lavori saranno finiti, e soprattutto le fatture sbloccate, il Campidoglio avrà sborsato per ogni ospite del nuovo “villaggio attrezzato” circa 20mila euro, e per una famiglia di 5 persone 100mila euro, calcola Mario Staderini, segretario dei Radicali. Ma è solo un esempio. L’elenco è lungo. Gordiani, Castel Romano, Salone... Nei prossimi giorni approfondiremo, un capitolo alla volta, magari a cominciare proprio da La Barbuta.

    Ora, però, riflettori tutti puntati su la Cesarina. Il camping, attrezzato con roulottes e piccoli container, sorge su un terreno di proprietà di Propaganda Fide, la holding del Vaticano, da anni in concessione a un privato. Per entrare si passa da un cancello in via della Cesarina, sulla sinistra di via Nomentana, appena oltrepassato il Raccordo, nel IV Municipio. “Il progetto, avviato nel 2003 dal V Dipartimento Politiche sociali, non ha mai prodotto risultati degni di nota - denunciava nel 2008 l’opposizione di centrodestra nel IV Municipio - Il tasso di scolarizzazione alla Cesarina è sempre stato bassissimo, non c’è mai stata un’effettiva integrazione dei rom”.

    Ma da luglio 2009 la Cesarina fa ufficialmente parte del Piano Nomadi. Ossia è un campo definitivo, anche se sorge su un’area privata. A quanto ammontano i costi? Quanto si paga di affitto? Quanto di luce, acqua, riscaldamento? Sul sito web del Comune non figura niente. La Cesarina è come se non esistesse. C’è o no un contratto? Mistero. Ma qualcuno le carte le ha viste. E le ha anche rese pubbliche, cinque anni fa. Si tratta di un documento semi-dimenticato, ma significativo, di cui Affaritaliani.it è entrato in possesso.

    "Dal 2003 il V dipartimento del Comune ha stanziato 2.538.100 euro per il canone di locazione e l'asilo interno al Villaggio della solidarietà in via della Cesarina” scrivevano, in una nota trasmessa alle agenzie di stampa (Omniroma, 14 marzo 2007) Francesco Filini e Fabrizio Bevilacqua, allora consiglieri di An in IV Municipio. I due, oggi assessori, avevano presentato una lunga serie di interrogazioni al Municipio. Ma senza esito. "Nonostante l’indifferenza del presidente del IV - proseguiva la nota di Filini e Bevilacqua - siamo venuti in possesso di dati a dir poco imbarazzanti dal V Dipartimento del Comune di Roma. Nove euro a persona al giorno, per 180 rom che dal 2003 sono ospiti a nostre spese nel Camping della Cesarina. Una cifra che si aggira sui 591.300 euro annui, ai quali si aggiungono i 3.600 euro mensili elargiti all'Arcisolidarietà per la gestione dell'asilo interno. Ai 2.538.100 euro certificati dal V Dipartimento (per il quadriennio 2003-2006) vanno sicuramente aggiunte altre voci di spesa come servizi socio-sanitari, scuolabus, scolarizzazione e interventi ordinari e straordinari dell'Ama. Siamo sicuri - continuavano i due consiglieri - che il Comune abbia elargito fino ad oggi oltre 3 milioni di euro".

    Dunque, ricapitoliamo. Ai 591.300 euro di canone, comprese presumibilmente le utenze, vanno aggiunti i 43.200 di asilo. In complesso, per 4 anni, 2.538.100 euro. “Nove euro a persona al giorno” scrivevano Filini e Bevilacqua. Ma i conti si possono fare anche in altro modo: circa 20mila euro all'anno a famiglia. Per abitare in un container. Tre stanze arredate, terrazzo e box auto in un quartiere semi-residenziale costerebbero meno. Una follia, stando ai numeri dei due esponenti di An. Questo, ricordiamo, nell'era Veltroni. Dal 2003 al 2008.

    E oggi? Oggi è cambiato qualcosa? Dal 2008, con l’amministrazione Alemanno, il contratto della Cesarina è stato rinnovato, cancellato, buttato nel cestino o congelato? Mistero. Solo una ridda di voci incontrollate. Il IV Municipio non ne sa niente. Il campo è completamente fuori dalle nostre competenze, rispondono: i costi li vorremmo sapere pure noi, ma è tutto in mano al Comune. Muto il Pd. Il seguito nella prossima puntata.
    TRATTO DA LIBERO.IT

    il 10 maggio del 2012