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"C'era una volta il pratone del Trullo": ora i campi coltivati sono diventati discariche

In via Pelago l'abbandono sistematico degli pneumatici deturpa l'ambiente ed offende la memoria di chi è sentimentalmente legato a quei luoghi. Garipoli (FdI): "Nonostante le denunce ogni 4 o 5 mesi queste discariche si riformano"

C’era una volta il Trullo di Pasolini. Quello di uccellacci e uccellini, di Totò e Ninetto Davoli, d'una campagna che non voleva arrendersi all’avanzata della città. Oggi, una parte di quella realtà non esiste più. Al suo posto, si sono formate montagne di rifiuti plastici.

ADDIO TERRA AMATA - “C’era una volta il pratone”. Un residente, ha provato a gettare luce sull'inquietante abbandono di pneumatici. Lo ha fatto pubblicando su facebook un post con cui  descrivere l’involuzione evidente che sta vivendo una strada come via Pelago. “C’è stato un tempo in questa terra veniva amata, rispettata e coltivata” scrive il cittadino, abbandonandosi ai ricordi della sua infanzia quando, andando a scuola, vedeva il nonno che lavorava quella terra. A distanza di una generazione, in quel terreno dove crescevano ortaggi e legumi, è diventato una discarica. L’ennesima.

UNA PROPOSTA - “Bisogna provare a recuperare l’idea che, nel corso della precedente consiliatura, era stata presa in considerazione: fare bandi per assegnare aree pubbliche inutilizzate. Quanto ci costa ripulirle ogni anno? Invece – ragiona il vicepresidente del Consiglio municipale Marco Palma - potrebbero essere date in gestione a qualche privato. E’ un modo per evitare il fiorire di queste discariche”.

LE CONTINUE SEGNALAZIONI - “Conosco bene quella situazione e più volte, in passato, ho fatto delle segnalazioni alla polizia municipale, all’assessorato competente ed all’Ama. E’ singolare il continuo riformarsi di queste discariche di rifiuti speciali, lì  come in via Maroi, in zona  Colle del Sole – spiega Valerio Garipoli, Capogruppo di Fratelli d'Italia – purtroppo si tratta di aree prive di illuminazione. E la cosa che, evidentemente, facilita il ripetersi di questo fenomeno. Mi sembra comunque singolare che, a fronte delle segnalazioni,con i numeri di serie degli pneumatici, non si riesca a rintracciare chi avrebbe dovuto smaltirli correttamente. Sta di fatto che, negli ultimi anni, ogni quattro o cinque mesi si riformano”. Un’offesa al paesaggio, ma anche anche alla memoria di chi, ancora oggi, conserva di quei luoghi  un affettuoso ricordo.
 

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